India, gli Adivasi pronti a lasciarsi annegare contro le dighe

Minacciano di lasciarsi morire annegate restando in protesta sui terreni allagati le decine di famiglie della valle del Gujarat. Da 40 anni combattono per difendere le proprie terre dalle dighe del Narmada Valley Development Plan.

LA PROTESTA – Si chiama “jal satyagraha“, l’estrema forma di protesta di matrice gandhiana del popolo indiano Adivasi, costretto a lasciare le proprie terre allagate senza aver ricevuto compensazioni dal governo locale. ”Non cederemo, piuttosto annegheremo” è lo slogan principale del movimento di resistenza, Il Narmada Bachao Andolan. Così, da più di 5 giorni, centinaia di sfollati sono a mollo, rischiando la vita.

E’ stata inviata una lettera al governatore della regione per esortarlo a far abbassare il livello dell’acqua, ben al di sopra di quanto stabilito all’inizio dei lavori. I villaggi locali, infatti, chiedono di veder tutelati i propri diritti di fronte agli interventi dell’impresa che, violando le decisioni dell’Alta Corte e della Suprema Corte indiana, ha volutamente innalzato il livello dell’acqua all’interno dei bacini formati dalle dighe, sommergendo terre e case delle popolazioni locali.

IL PROGETTO DI SVILUPPO – Il Narmada Valley Development Plan (NVDP) è stato completato soltanto alla fine degli anni ‘80 ma le sue origini risalgono al lontano 1901. Il sistema di 3.165 dighe è volto a cambiare totalmente l’idrologia e la morfologia del territorio: di queste, 3.000 sono le piccole dighe, 130 le medie e 30 le grandi. L’immenso progetto aveva inizialmente come finanziatore principale la Banca Mondiale, ritiratasi dall’impegno nel 1993 all’indomani delle numerose proteste ambientaliste.

Le principali dighe sul fiume Narmada

Nonostante non sia stato difficile per il Governo indiano trovare altri partner privati che investissero nel progetto (Shree Maheshwar Hydel Power Corporation Ltd – India, Siemens – Germania, Pacgen – USA, Bayernwerk – Germania, VEW Energie – Germania, Ogden Corporation – USA), ad oggi molti, come le società tedesche Siemens, Bayernwerk e VEW, poi seguite dalla Pacgen, ne sono usciti a causa delle lacune portate alla luce da esperti del Ministero dello Sviluppo tedesco. Ora, i finanziamenti proverranno per il 30% dalla vendita di azioni e per il restante 70% tramite garanzie sui crediti.

GLI IMPATTI AMBIENTALI – La diga Sardar Darovar, con un’altezza proposta di 138,68 metri, è il progetto più controverso. Il governo sostiene che questa irrigherebbe più di 1,8 milioni di ettari ed estinguerebbe la sete nelle zone più inclini alla siccità di Kutch e di Saurashtra nel Gujarat, generando una capacità elettrica di 1.450 MW. L’intero megaprogetto, infatti, dovrebbe contribuire al fabbisogno energetico delle regioni coinvolte e assicurare l’approvvigionamento acqua potabile per le popolazioni delle zone rurali. Eppure, come spesso accade, ai lodevoli annunci segue una realtà ben diversa, sia per i cittadini, che per l’ambiente.

Sono innumerevoli i disagi ambientali, sociali e culturali. Migliaia di ettari di terreno fertile verranno allagati, compromettendo la biodiversità animale e vegetale delle regioni interessate e alimentando il fenomeno dell’evapotraspirazione. Oltre all’aumento dell’umidità e delle piogge, la decomposizione delle specie vegetali che fissano il diossido di carbonio causerà un incremento sproporzionato di emissioni nell’aria di metano e CO2. Inoltre, in un Paese dove l’emergenza alimentare è complementare a quella sanitaria, la realizzazione del progetto comunque impedirà di continuare a sfruttare terreni dove si arriva a compiere un’elevata media di tre raccolti annui.

La diga Sardar Darovar

REISENDIAMENTO FORZATO, DEPORTAZIONE E MANCATE COMPENSAZIONI

Come se non bastasse, nonostante il Narmada Water Dispute Tribunal abbia stabilito che tutte le persone soggette ad un re-insediamento forzato debbano ricevere delle nuove terre almeno un anno prima dell’allagamento, ad oggi il Governo locale finge di non accorgersi del problema essendo esso stesso complice e finanziatore del progetto. I diritti ancestrali del possesso della terra degli Adivasi non sono nemmeno stati considerati e chi è stato compensato con altra terra si è visto assegnare terreni non coltivabili, pieni di sassi, come il Narmada Bachao Andolan rivendica.

Molte comunità sono state separate e distribuite in più villaggi, ma per gli Adivasi la deportazione significa anche la perdita delle tombe degli antenati, parte integrante della propria cultura. Inoltre, il sapere tradizionale e le loro abitudini di vita saranno persi. Un’ulteriore dimostrazione, questa, di come molte grandi opere spesso, dietro una facciata che parla di sviluppo e crescita, nascondano un progetto spiccatamente economico, che non si cura di ambiente, popoli e tradizione culturale.

Andrea Salati

Fonte: Dailystorm

[Leggi la scheda del CDCA sulla Valle del Narmada->http://www.cdca.it/spip.php?article654&var_mode=calcul]

{Il Narmada Bachao Andolan promuove un’azione urgente, chiedendo di inviare lettere (sotto) al primo ministro dello Stato del Madhya Pradesh }

Contatti del Narmada Bachao Andolan
2, Sai Nagar, Mata Chowk, Khandwa, M.P
Tel: 0733-2228418, 09425394606. 09425928007
E-mail: nbakhandwa@gmail.com

***

To
Shri Shivraj Singh Chouhan,
Chief Minister,
Government of Madhya Pradesh,
Vallabh Bhawan,
Bhopal
Fax: 91-755-2441781, 2540501,
E-mail: cm@mp.nic.in

Subject : Urgent action regarding oustees of Omkareshwar and Indira
Sagar Dams.

Dear Sir,

We have learnt with deep shock that the water level in Omkareshwar and Indira Sagar dams in the Narmada Valley have been illegally raised causing submergence of numerous lands and houses of oustees of these dams. Oustees of these dams have not been rehabilitated and resettled as per rehabilitation policy by giving them agricultural land and other rehabilitation entitlements. Although the Supreme Court has clearly ordered that these oustees have to be rehabilitated 6 months before
submergence, thousands of families who are yet to be rehabilitated are now being submerged in complete violation of Supreme Court and High Court orders.
We have also learned that many oustees have been standing in Omkareshwar dam water and also in Indira Sagar dam, demanding reduction in water level and rehabilitation before submergence. It is extremely disturbing
that the oustees have to embark on Jal Satygraha to get their due rehabilitation rights.

We, therefore request you to immediately order reduction in water level in Omkareshwar dam to 189 meters and in Indira Sagar Dam to 260 meters and rehabilitate all the oustees by giving agricultural land and other rehabilitation entitlements.

Thanking you,

***

To,
The Collector,
District Khandwa,
Khandwa,
Madhya Pradesh.
Phone : 91-733-2224153(O), 91-733-2226666(O), 91-733-2223333(R);Fax :
91-733-2224233
E-mail: dmkhandwa@mp.nic.in

Subject : Urgent action regarding oustees of Omkareshwar and Indira
Sagar Dams.

Dear Sir,

We have learnt with deep shock that the water level in Omkareshwar and Indira Sagar dams in the Narmada Valley have been illegally raised causing submergence of numerous lands and houses of oustees of these dams. Oustees of these dams have not been rehabilitated and resettled as per rehabilitation policy by giving them agricultural land and other rehabilitation entitlements. Although the Supreme Court has clearly ordered that these oustees have to be rehabilitated 6 months before
submergence, thousands of families who are yet to be rehabilitated are now being submerged in complete violation of Supreme Court and High Court orders.

We have also learned that many oustees have been standing in Omkareshwar dam water and also in Indira Sagar dam, demanding reduction in water level and rehabilitation before submergence. It is extremely disturbing that the oustees have to embark on Jal Satygraha to get their due
rehabilitation rights.

We, therefore request you to immediately order reduction in water level in Omkareshwar dam to 189 meters and in Indira Sagar Dam to 260 meters and to rehabilitate and resettle all the oustees by allotting agricultural land to them and providing them other rehabilitation entitlements.

Thanking you,